Feed on
Posts
comments

La parola “pensile”, dal latino pensilem (che sta sospeso), è detto digiardino che sta in alto sorretto da archi, colonne o simili. Se ne parla ogni giorno di più, ma le coperture a verde non rappresentano di certo la novità del nostro secolo!
Il retaggio storico è lungo e vanta esempi importanti: dai famosigiardini pensili di Semiramide ai tetti ricoperti di zolle in Scandinavia alle ville degli antichi romani.
Il corso degli avvenimenti ha portato poi al completo abbandono di questa tecnologia,recuperata concettualmente e tecnicamente da pianificatori urbanistici e progettisti solo nel “recente” XIX secolo in seguito ad un’urbanizzazione selvaggia che ha ridotto in misura sempre maggiore gli spazi verdi a disposizione della popolazione.
Cosa cambia rispetto al passato?!
La novità attuale è la possibilità di realizzare verde pensile su praticamente tutti i tipi di copertura con pochi accorgimenti in virtù di tecnologie moderne semplici da utilizzare e materiali che consentono strutture verdi leggere dal punto di vista dei carichi gravanti. Insomma la realizzazione di coperture verde è ormai alla portata di tutti e non solo di tecnici specializzati!
Non è da sottovalutare che la percezione dello spazio influisce molto sulla qualità abitativa e di vita. Sostengo la tesi per la quale è l’architettura a fare gli abitanti (sebbene credo che ci sia un equilibrio tra questa affermazione e quella ad essa opposta) e ritengo quindi che spazi gradevoli (è il caso dei tetti verdi), influiscano positivamente sul nostro umore e ci facciano affrontare il lavoro e la routine giornaliera con uno spirito ottimistico.
Oltre al vantaggio psicologico che l’uomo trae dalle coperture a verde, ce ne sono altri da considerare come quelli ecologici e funzionali che hanno come conseguenza diretta interessantivantaggi economici.
VANTAGGI ECOLOGICI:
- Riduzione dell’inquinamento sonoro
Le coperture verdi assorbono le onde sonore riducendone di conseguenza la propagazione: il substrato assorbe onde a basse frequenze e la vegetazione onde ad alte frequenze. Nel caso di tetti verdi con alberi ricchi di foglie, immaginate la sensazione di benessere che può derivarvi dal fruscio del vento tra le foglie che dolcemente vi risveglia la mattina: altro che baita in montagna!
- Assorbimento dell’elettrosmog
Ricerche condotte da università straniere forniscono i seguenti dati: 15 cm di substrato leggero di un giardino pensile assorbono addirittura il 94% delle emissioni nel campo di frequenza dellarete mobile cellulare e delle ricetrasmittenti.
- Mitigazione microclimatica
I green roof diminuiscono la temperatura dell’ambiente esterno riducendo l’effetto dell’isola di calore. Ciò vuol dire che questi tipi di coperture rallentano e riducono il carico termico entrante negli ambienti interni. Come si spiega tale fenomeno? Il tutto accade perché i tetti-giardinotrattengono e accumulano dal 50 al 90% dell’acqua piovana (le quantità sono davvero notevoli!) e la restituiscono poi all’ambiente per evaporazione. Solo 8 cm di terriccio restituiscono all’ambiente tramite evaporazione il 70% della pioggia! Attraverso questo processo l’aria diviene più umida e, rinfrescandosi, può ridurre la percezione di aria asciutta e polverosacaratteristica appunto delle isole di calore negli insediamenti urbani.
- Fissaggio delle polveri
Trattiene le polveri trasportate dal vento ad una certa quota che si depositano su di essa etrattiene le sostanze nocive che vengono assorbite dal processo di fotosintesi delle piante.
- Nuovi ambienti di vita
Piante e animali possono trovare un nuovo habitat ideale in un luogo naturale.
VANTAGGI FUNZIONALI:
- Protezione meccanica degli strati componenti la copertura;
- Abbassamento delle temperature delle guaine isolanti;
- Protezione dall’azione disgregante gelo/disgelo sugli strati più esposti.
VANTAGGI ECONOMICI:
- Risparmio nei futuri costi di risanamento
Lo strato impermeabile ha una maggiore durata temporale perché è protetto dagli agenti atmosferici, dalle radiazioni solari e dalle variazioni brusche di temperatura. Un dato? Mentre su una copertura a verde le temperature massime estive si aggirano intorno ai 25°, su una copertura tradizionale possono raggiungere anche gli 80°!
- Risparmio sui costi energetici
I green roof garantiscono prestazioni di isolamento termico in inverno e di raffrescamento nel periodo estivo, consentendo consistenti risparmi nei costi di riscaldamento e di condizionamento.
- Riduzione dei picchi di deflusso idrico
La capacità di ritenzione idrica delle coperture a verde produce un ritardo nei tempi di deflusso delle acque piovane verso canalizzazioni e sistemi di smaltimento, in tal modo ildimensionamento dei canali di smaltimento è piuttosto contenuto.

Si è svolto ieri, Venerdì 17 Febbraio a Roma in via Ridolfino Venuti la presentazione formale della Rete della Sussidiarietà, alla quale aderiscono oltre 50 associazioni provenienti da esperienze,culture e storie diverse.
Presenti anche alcuni rappresentanti delle istituzioni locali e non solo, tra cui Andrea De Priamo(Presidente della commissione Ambiente di Roma Capitale),Federico Iadicicco (Consigliere Provinciale PDL),Chiara Colosimo(Consigliere Regionale PDL), oltre che all’On.Marco Marsilio e numerosi esponenti politici delle attuali giunte Municipali di Roma Capitale.
La rete per la Sussidiarietà è una struttura informale che si propone di mettere al centro associazioni e persone,la difesa della vita umana fin dal suo concepimento ,la famiglia come matrice della società.
L’adesione alla rete ha come unico presupposto la condivisione di quei valori che rappresentano da sempre le fondamenta di ogni civiltà,come la vita,la persona,la famiglia.
Inoltre,tale rete si propone come una possibilità di avere una sinergia di tutte quelle associazioni che servono il bene comune,un immenso capitale umano,fatto di relazioni,esperienze e progetti.
Il manifesto di apertura è stato intitolato ROMA CITTA’ DELL’UOMO e partendo da questo l’associazione Ecoitaliasolidale ha voluto esprimere le sue considerazioni.
Il breve intervento del Coordinatore della città di Roma di Ecoitaliasolidale, Giuliano Piccotti,ha voluto mettere al centro il tema Ambiente come strumento fondamentale per dare risposta alla crescente domanda di qualità della vita strettamente legato allo sviluppo integrale della persona.
Inoltre,nell’intervento si è sottolineato come è ormai fondamentale mettere al centro e concretizzare il concetto di sviluppo sostenibile come patto fra le generazioni.
Per finire si è fatto un accenno all’importanza dell’integrazione fra politiche ambientali,urbanistiche e sociali,solo così ci saranno i presupposti per restituire la città all’uomo.

La presentazione del progetto di ricostruzione del popoloso quartiere avvenne in pompa magna nel novembre del 2010.
Un progetto di demolizione e ricostruzione di Tor Bella Monaca per trasformare il quartiere dell’VIII Municipio in uno spazio ‘a misura d’uomo, in modo da ricomporre la frattura urbanistica tra centro e periferia.
Presentazione del Masterplan di Roma Capitale che avvenne all’Auditorium dell’Università di Tor Vergata con l’architetto lussemburghese Leon Krier a mostrare ai tanti cittadini accorsi e alla stampa i ‘disegni’ delle nuove palazzine di 3 e 4 piani che dovrebbero prendere il posto di Torri e Serpentoni.
Il Piano Strategico di Sviluppo della Capitale ritirato in ballo dal sindaco Gianni Alemanno, presente con il vicepresidente della Regione Lazio Luciano Ciocchetti all’approvazione delle delibera del Piano Casa. “Se noi vogliamo smetterla di consumare territorio agricolo, dobbiamo puntare sulla demolizione e ricostruzione. Quindi, si mettano l’anima in pace tutti quanti: oggi possiamo dire che la demolizione e la ricostruzione si farà a partire da Tor Bella Monaca”.
L’esperimento della sostituzione edilizia può essere certamente un modello per l’Italia spesso “violentata” nei suo tratti più belli.
Ma per essere a misura d’uomo una qualsiasi città così come un qualsiasi spazio pianificato e progettato deve partire dall’Uomo stesso e dai suoi reali bisogni.
Alcuni filosofi e poeti hanno definito la città come uno “stato d’animo” e quindi il risultato stesso delle emozioni, della vita,della percezione dei luoghi di un intera comunità che ha trasformato nel tempo secondo le sue esigenze e le sue tradizioni.
L’urbanistica è una materia molto complessa,oggi lo è ancora di più,la trasformazione di una qualsiasi parte di territorio deve tener conto del Paesaggio,della Mobilità,della Storia e dell’identità del luogo stesso.
Tor Bella Monaca è un esempio sbagliato dove ad un’architettura sbagliata si sono affiancate scelte sociali sbagliate, trasformando il tutto in una sorta di ghetto,di quartiere dormitorio,così com’è accaduto per Corviale.
Non solo,a Tor Bella Monaca il “verde” non manca anzi è presente in abbondanza,ma evidentemente non basta per creare quella “qualità della vita”necessaria,perché gli spazi vanno progettati ed ad essi va data una funzione.
I Romani parlavano di Genius Loci , cioè senso del luogo,la sua atmosfera,lo spirito del luogo, al contrario di quanto si vede spesso nelle metropoli post-moderne che l’antropologo Marc Augè ha definito in alcune occasioni come non luoghi,senza identità, spesso anonimi.
Bene quindi la sostituzione edilizia, ma prima della città “nuova” c’è bisogno di un “nuovo Umanesimo”,solo così la Politica sarà capace attraverso l’Urbanistica,le Associazioni,le Professioni di dare vita ad un nuovo modello abitativo che sappia coniugare l’esigenze dell’uomo senza compromettere le esigenze delle generazioni future.

ROMA – Il mancato adattamento ai cambiamenti climatici, secondo le previsioni, potrebbe costare nel 2050 al sistema economico italiano una perdita di Pil compresa tra lo 0,12 e lo 0,20% A dirlo il ‘Rapporto Italia 2012′ dell’Eurispes. Dal rischio di desertificazione è prevista una diminuzione di resa agricola che senza strategie potrebbe arrivare a costare fino a 412,5 milioni di dollari l’anno (per i terreni irrigati).

Secondo l’Eurispes, “l’innalzamento della temperatura potrebbe costare nel 2030 una diminuzione del turismo straniero sulle nostre Alpi del 21,2%”; nel 2080 i danni dei cambiamenti climatici sulle aree costiere della Penisola sarebbero pari a 108 milioni di dollari in assenza di politiche di adattamento (17 milioni con azioni di protezione). Secondo il Cnr – riferisce il rapporto – “le temperature medie annuali in Italia sono cresciute negli ultimi due secoli di 1,7 gradi” (1,4 gradi negli ultimi 50 anni). I ghiacciai alpini sono diminuiti del 55% a partire dal 1850 (alla fine del secolo si prevede l’estinzione di quelli sotto quota 3.500 metri).

Tra i rischi potenziali per il nostro Paese c’é quello relativo all’aumento degli eventi estremi. Quanto al dissesto idrogeologico “si contano 13.000 aree a rischio idrogeologico elevato e molto elevato (pari a 29.000 kmq)”. Sulla base di queste problematiche, chiude il rapporto, “appare fondamentale per l’Italia avviare un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici collegato alla strategia di mitigazione”.

Durante l’estate 2011 saranno stati almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. E’ quanto stima la Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati di Confartigianato sulla disoccupazione giovanile, nel sottolineare che per molti giovani lavorare nei campi ha significato prendere contatto con il mondo del lavoro in un momento di crisi dove è difficile trovare alternative occupazionali. L’estate coincide – sottolinea la Coldiretti – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne dove si svolgono le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche fino alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre.

Secondo le analisi della Coldiretti un lavoratore agricolo su quattro è giovane ed a crescere in agricoltura sarà anche la domanda di lavoro per livelli più elevati di professionalità con particolare riguardo a figure specializzate in grado di seguire lo sviluppo di specifiche coltivazioni, la conduzione di macchinari o la gestione di attività che oggi si sono integrate con quella agricola all’interno dell’ azienda: dalla vendita diretta dei prodotti tipici alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. Le difficoltà di reperimento di manodopera – conclude la Coldiretti – si registrano infatti per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all’interno dell’impresa agricola come l’addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi.
Solo nell’AgroRomano, sono circa 1800 le Aziende Agricole attive, oltre 200 le nuove assegnazioni agli ortisti Romani.
l’Agricoltura in Italia deve tornare protagonista nell’economia e non solo,bisogna fare un salto culturale e dare spazio ai giovani che sempre di più si stanno riavvicinando alla terra.
All’Italia sono riconosciuti più di 4000 prodotti tipici che la rendono famosa nel mondo,quindi è importare una grande riforma che faccia ripartire il comparto agricolo che deve contenere all’interno tutte quelle caratteristiche di qualità che contraddistingue il nostro paese.
Bisogna dare dignità a chi lavora la terra,accorciando la filiera commerciale e aumentando la possibilità di un contatto diretto fra produttore e consumatore.
Non solo è necessario un sistema di regole,proposte ed incentivi che tendono ad unire Agricoltura-Ambiente-Turismo,per aumentare le opportunità di lavoro e d’impresa e allo stesso momento tutelare il territorio e soprattutto il Paesaggio Agrario di cui l’Italia non può e non deve farne assolutamente a meno.

40 i voti favorevoli, 23 contrari. La raccolta differenziata dovrà raggiungere il 65%, ma sono possibili deroghe. Rimane il piano B, quello che fissa il fabbisogno impiantistico se non si raggiungono gli obiettivi stabiliti
mercoledì 18 gennaio 2012 15:35
Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato poco fa, con 40 voti favorevoli e 23 contrari, il Piano di gestione dei rifiuti proposto dalla Giunta Polverini. In un comunicato del Consiglio regionale si legge che il provvedimento «ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. ll Piano persegue, fino al 2017, tre obiettivi: riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento».

I punti principali
Fissata dal Piano al 65%, in applicazione delle norme vigenti, la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 e fino al 2017. Prevista la possibilità per i Comuni – prevista dalla legislazione nazionale (D.Lgs. 205/2010) – di derogare agli obiettivi di raccolta differenziata, con un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali. Il piano dovrà conformarsi a tali accordi. L’eventuale adeguamento a tali programmi sarà trasmesso alla commissione Ambiente della Pisana e alla Ue.

Quanto allo scenario di controllo (definito «piano B» dall’opposizione), esso valuta il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia crescita “inerziale” della produzione dei rifiuti; non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal piano; la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Se dovessero permanere le ipotesi dello scenario di controllo potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.

Per la gestione dei rifiuti il Lazio è stato ripartito in cinque ambiti territoriali ottimali (Ato), corrispondenti in linea di massima ai territori delle province laziali. Scompare l’Ato unico regionale, previsto in origine dalla proposta. All’interno degli Ato andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). In caso di carenze, un ambito potrà utilizzare impianti presenti in altri Ato (come accade per Rieti che si serve di Viterbo).

Il piano non indica direttamente le aree idonee (e quelle non idonee) ad ospitare gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale. I tempi per la realizzazione degli impianti necessari a completare la dotazione a livello regionale sono stati stimati in 3 anni per quelli di TMB, 5 per quelli di trattamento termico e 3 per quelli di compostaggio.

La deliberazione approvata oggi prevede che il provvedimento sia trasmesso – assieme agli elaborati – alla Commissione europea. Questo ai fini della valutazione dell’ottemperanza a quanto stabilito dalla sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Il piano rifiuti aveva iniziato il proprio iter in consiglio il 12 dicembre dopo che il 6 dicembre la commissione Ambiente, a conclusione di una serie di sedute ed audizioni, aveva espresso parere favorevole. Quindi il 14 dicembre si è concluso l’esame in aula e il voto finale è stato rinviato – dopo l’approvazione del Bilancio della Regione, avvenuta il 22 dicembre – al 18 gennaio 2012.

Si è trattato, secondo l’assessore Pietro Di Paolo, di garantire un approccio strutturale e organico al problema rifiuti. Dopo le due ordinanze della presidente Polverini di dicembre 2010 e giugno 2011, l’adozione del piano in Giunta, la stesura del documento di siting delle tre direzioni regionali che ha consentito al commissario di Pecorare di individuare i siti per l’emergenza post Malagrotta – ha detto Di Paolo durante l’iter in Aula – «arriviamo ad uno dei passaggi più importanti e cruciali, cioè all’approvazione della cornice normativa per quanto riguarda il problema rifiuti». Presente in aula la presidente della Regione, Renata Polverini.

Positive le valutazioni dei rappresentanti della maggioranza, mentre dai banchi dell’opposizione il Piano è stato criticato. Nel mirino, in particolare, la previsione di quello che è stato definito il “piano B”, destinato a rappresentare il fabbisogno impiantistico qualora non si realizzino alcuni obiettivi del piano principale. «Lo scenario di controllo – ha dichiarato Rocco Berardo (Lista Bonino Pannella) – è quello che perseguirà questa Giunta». Filiberto Zaratti (Sel) ha definito il piano «una grande occasione perduta» a causa proprio dello scenario di controllo. Esterino Montino, capogruppo Pd, si è chiesto dove fossero le reali novità del piano e ha criticato la mancata previsione nel piano di risorse finanziarie e di un «sistema industriale». Angelo Bonelli(Verdi) ha invece osservato che il piano è stato fatto senza prendere in considerazione Roma, che incide per il 70% dei rifiuti del Lazio, e poi si è arrivati a chiedere la dichiarazione di emergenza al Governo: «Da commissariare era l’Ama di Roma». Giuseppe Celli (Lista civica Cittadini/e) ha aggiunto che gli impianti di trattamento meccanico biologico non saranno sufficienti a trattare il “tal quale” prodotto dalla Capitale, mentre Fabio Nobile(FdS) ha criticato il mancato abbandono della logica delle discariche e degli inceneritori, Claudio Bucci (Idv) ha ricordato gli interrogativi che lascia aperti il piano e criticato le scelte di Corcolle e Riano come discariche provvisorie.

Secondo il 13^ rapporto sulla qualità della vita, realizzato dall’Università La Sapienza di Roma per Italia Oggi, la Capitale sale di 6 posizioni, confermando oramai il trend crescente iniziato nel 2009 che l’aveva vista scalare la classifica nazionale di 25 posizioni. Quest’anno si piazza al 51^ posto, in linea con gli altri grandi centri italiani. L’indagine è stata realizzata confrontando nove dimensioni d’analisi: affari, ambiente, criminalità, disagio sociale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, tempo libero e salute.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha accolto positivamente i risultati del rapporto: “I dati dell’ultima classifica di Italia Oggi sulla qualità della vita nelle città italiane non fanno altro che confermare quanto sosteniamo ormai da tempo: Roma in questi anni è in costante crescita. Passiamo dalla 57esima alla 51esima posizione e, aspetto ancora più importante, nel giro degli ultimi due anni abbiamo scalato ben 31 posti. Il sondaggio è dunque l’ennesima conferma che stiamo lavorando bene, un impegno che deve proseguire. Questo studio de La Sapienza, inoltre, smentisce ancora una volta le critiche retoriche e catastrofiste della sinistra. Si tratta di un segnale importante che ci sprona ad andare avanti sulla strada intrapresa continuando a migliorare”

E’ stato firmato l’Accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e Comune di Roma per destinare 15 milioni di euro alla salvaguardia ambientale connessa al miglioramento della qualità dell’aria e delle emissioni di materiale particolato in atmosfera nei centri urbani.

“Stiamo già predisponendo, di concerto con il presidente Renata Polverini, il programma di realizzazione degli interventi per la mobilità con filiera energetica a emissioni zeroaffinchè – ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente Marco Mattei in seno all’accordo sottoscritto – si riesca a incrementare alla pari l’efficienza energetica del trasporto veicolare e lo sfruttamento delle fonti rinnovabili con il risultato tangibile sul miglioramento della qualità dell’aria”.

“Altrettanto una parte dei 15 milioni di euro verranno dirottati su attività di ricerca e di analisi per veicoli a trazione elettrica o ibridi, nonchè – precisa l’assessore Mattei – per la realizzazione di impianti di piccola taglia e ricarica veloce, necessari alla produzione di elettricità da rinnovabili, per l’alimentazione di veicoli a trazione elettrica”.

“L’impegno per la salvaguardia della qualità dell’aria, prioritario per la Giunta Polverini – aggiunge – fin dai primi giorni dell’insediamento, si dipanerà inoltre su un cronoprogramma annuale che comprende anche indirizzi specifici per il trasporto pubblico locale tra cui l’acquisto di veicoli elettrici da parte di amministrazioni pubbliche, università, centri di ricerca”.

“Non mancherà – conclude l’assessore Mattei – l’attivazione di un centro di monitoraggio unico per la ricerca sulla mobilità con filiera energetica che si occupi anche della valutazione dell’efficienza tra veicoli elettrici, ibridi e a combustione interna. Tutti aspetti tecnici che il presidente Polverini ritiene che una Regione come il Lazio, oggi nel terzo millennio, non può più permettersi di trascurare come invece è stato fatto nel passato”. (Fonte: Adnkronos)

“Accogliamo con positività la decisione di alcune fra le maggiori aziende italiane che hanno deciso di impegnarsi nel rilevamento autonomo delle proprie emissioni di carbonio, per poi sottoporre i dati al vaglio del Ministero dell’Ambiente” – così si è espresso il presidente di EcoItaliaSolidale, Mario Caniglia, sulla notizia della costituzione di una task force tra Ministero e aziende per l’abbattimento delle emissioni basata sulla volontarietà. Con il Ministero collaboreranno Autostrade per l’Italia, Coop, San Benedetto, Pirelli, una serie di industrie vitivinicole, gruppo San Marco (vernici) e Le Fay (turismo).

“Siamo convinti – ha aggiunto Caniglia – in sintonia con le idee del Ministro Clini, che questo programma di collaborazione possa diventare prassi diffusa in Italia e in Europa, apportando vantaggi significativi alle imprese che, oltre ad agire in modo attivo sulla riduzione delle emissioni, saranno maggiormente indotte allo sviluppo di tecniche di produzione e distribuzione che migliorino i prodotti, inviando un messaggio positivo e di collaborazione ai consumatori”.

EcoItaliaSolidale sottolinea che, se da un lato la scelta delle aziende di comunicare in modo volontario le proprie emissioni di Co2, rappresenta un importante passo in avanti verso una reale presa di coscienza sulla necessità di uno sviluppo e una crescita in sintonia con i limiti del pianeta e dunque sostenibile; dall’altro induce gli organismi pubblici preposti al controllo dei dati riguardanti le emissioni di Co2, ad un maggiore rigore e all’imposizione di best practices nei processi di rilevamento delle aziende che conducano in futuro a standard universalmente condivisi e riconosciuti.

“Sarà importante che i dati forniti dalle aziende vengano sottoposti a controlli attenti e minuziosi – ha concluso Caniglia – e che a rilevamenti evidentemente troppo distanti dalla realtà corrispondano sanzioni opportune, al fine di scoraggiare eventuali atteggiamenti poco trasparenti”.

Dopo una complessa e lunga trattativa, ai tempi supplementari, la diciassettesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sul clima dell’ONU, riunita a Durban, è riuscita a evitare un fallimento e a trovare un accordo sul quale aveva puntato l’Unione Europea e che sembrava ormai irraggiungibile: un accordo che include, a differenza del Protocollo di Kyoto, sia gli Stati Uniti, sia la Cina e che afferma che saranno fissati obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra “legalmente vincolanti”.
Dal punto di vista diplomatico si tratta di un successo della linea europea.
Purtroppo questo successo diplomatico non supera le debolezze della governace mondiale delle grandi tematiche ambientali che fanno sì che i tempi delle decisioni, rinviate al 2015 e con effetti dal 2020, siano troppo lenti, mentre la crisi climatica avanza velocemente: le emissioni hanno superato i 33 miliardi di tonnellate di gas di serra nel 2010 ; con i trend attuali, e con il continuo rinvio delle riduzioni delle emissioni di gas di serra, consistenti e realizzate da tutti i principali Paesi emettitori, non saremo in grado di contenere l’aumento di temperatura del Pianeta sotto i 2 °C e gli affetti di questa crisi sono così destinati ad aggravarsi.
Le conclusioni di Durban sono, in sintesi, le seguenti:
la durata del Protocollo di Kyoto, in scadenza a fine 2012, è estesa per altri cinque anni, salvando così i meccanismi flessibili, in particolare i CDM, che stanno a cuore anche ai Paesi in via di sviluppo;
è stata decisa una Roadmap per arrivare a un nuovo accordo (la cui forma giuridica non è ancora definita) che dovrà avere un carattere vincolante per tutti i paesi che dovranno intraprendere azioni di riduzione delle loro emissioni di gas di serra. Si è convenuto che il nuovo regime sarà concordato entro il 2015, in modo che possa essere implementato a partire dal 2020;
è stato costituito il Comitato per avviare il processo di definizione dei contributi dei paesi donatori per il fondo di 100 miliardi destinati ad aiutare i Paesi più poveri ad adottare misure per far fronte ai cambiamenti climatici;
è stato stabilito che saranno svolte “Azioni di cooperazione a lungo termine (LCA)” per combattere il cambiamento climatico che verranno definite nel corso dell’anno 2012 prima della prossima COP18.
Alla luce di quanto sopra, dobbiamo ancora attendere.

Vecchi »